Intimo usato, perversione e libertà

Sexual japanese perversion - cephalerotica

Liberiamoci dal peccato e approfondiamo insieme il concetto di perversione che, come abbiamo detto nel testo di presentazione, da una certa angolatura la possiamo può vedere anche come un simbolo di libertà. Chi è nato nel nostro paese (e non solo) sa quanto nella nostra cultura la sessualità ed il desiderio sia stati invasi dal concetto cattolico di peccato.

La cultura giapponese invece, ci viene in soccorso e ci porta all’estremo opposto e lo identifica con il termine echi che significa appunto: oscenità, perversione; etimologicamente simile alla pronuncia giapponese della h, come hentai che significa: anormale, perverso.

Il giappone è famoso per le bizzarre pratiche sessuali e gli incredibili negozi di articoli erotici. Se i giapponesi lo considerano del tutto naturale lo si deve al radicamento di una concezione dell’eros molto differente dalla nostra.

In Giappone l’eros è associato alla libertà per l’eredità della tradizione erotico-liberale che parte dal periodo Edo (1600-1867) e che fu la scuola di numerosi intellettuali opposti ai regimi shogunali.

Una tradizione che ritroviamo in artisti giapponesi contemporanei come il fotografo Araki Nobuyoshi, l’illustratore Sorayama Hajime, e l’autrice di Morizono Milk. La sessualità come una forza della natura tale da sovvertire il fragile e artificiale ordine sociale. Come la libertà di pensiero, vera e autentica oscenità, il desiderio erotico si accende, avviluppa e sviluppa senza porsi limiti.

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